Una storia lunga un fiume: alla scoperta dei tesori di Montelabbate

Etra e Almaloci allo scoperta dei tesori nascosti di Montelabbate e del fiume Foglia: dalla Abbadia di San Tommaso all’arena delle rive, dagli aironi cinerini alla pesca tipica.

Montelabbate sorge su un territorio fertile, che permette oggi una lettura molto interessante dello sviluppo del territorio da un punto di vista agricolo e industriale, e  testimonia momenti di storia e d’arte di grande rilievo.

Tale visione è frammentata e poco leggibile, perché il paese si  trova su una via di percorrenza di origine antica ma oggi così veloce da non permettere una lettura adeguata, privandolo negli anni della sua forte identità culturale.

I segni sono però ancora presenti ed è possibile legarli attraverso una o più storie, guardando con attenzione i particolari e intrecciando documenti e leggende. Il filo rosso è rappresentato dal fiume, poco visibile, ma vero humus del territorio.

Il Walscape parte dall’Abbadia di San Tommaso in foglia che rappresenta il luogo di fondazione di Montelabbate.

Oggi è non visibile dalla strada Montelabbatese che collega Pesaro e Urbino e dal piazzale antistante la vista si apre al grande centro commerciale dell’Apsella e al traffico di auto e camion: sembra marginale e isolata, ma una volta era un centro importante per la vita spirituale ed economica del territorio.  Intorno si trovano frammenti importanti un po accatastati della stratificazione del luogo ricco di storia e di leggende.

In epoca romana il luogo era percorso da una strada di collegamento tra la costa e le zone dell’interno, per esempio Pesaro e Urbino, prolungando il decumanus maximus della città. Una ipotesi è che in precedenza fosse sulla strada di un cammino dei Templari verso la Terra Santa.

Allora come oggi il confine tra le due diocesi era segnato dal torrente Apsa, che scorre appena sotto le mura dell’Abbadia.

Attorno al 980 venne costruito un monastero benedettino che seguivano la regola riformata di Cluny. I monaci vennero attratti dalla fertilità del terreno, dovuta alla confluenza del torrente Apsa, del fosso Apsella e del fiume Isaurus (il Foglia). Nel corso di alcuni secoli divenne un luogo ricco e potente grazie a do nazioni e agevolazioni e si ampliò fino ad attirare una comunità di persone che cercavano lavoro.

La quercia di fianco alla chiesa ci rammenta la produzione di un alimento fatto di ghiande, alimento per maiali e quando va male per povera gente.

Proseguite su questa pagina con l’aiuto di Almaloci e dei documenti raccolti da Roberto Vecchiarelli e Antonella Micaletti con il prezioso aiuto di Roberto Rossi. Le immagini che vi mostriamo nel walkscape sono in parte scattate dagli autori e in parte per gentile concessione della Biblioteca Oliveriana e dell’Archivio Stroppa Nobili.

Nella pagina successiva due vedute dell’interno nel caso l’Abbadia sia chiusa durante l’orario di visita.

Dall’ingresso a luci accese.

Sotto l’altare con le luci spente.